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La storia della Mucca Pazza – parte 2

In questo secondo post proviamo a completare la storia delle vicende che hanno coinvolto la mucca pazza e di cui abbiamo già raccontato la prima parte fino alla scoperta del primo decesso umano che ha coinvolto un ragazzo di 19 anni.
Fu proprio la giovane età a contribuire fortemente alla scoperta che questo decesso era dovuto ad una variante derivata da un prione bovino. Nello stesso anno altri tre casi convinsero anche i più scettici che non si trattava di casualità. Fino a quel momento il governo britannico ha sostenuto che i prodotti a base di carne bovina erano sicuri. Dovendo poi fare retromarcia nel marzo del 1996, alla Camera dei Comuni, un esponente del governo affermò che “la spiegazione più probabile” per la morte di 10 giovani era “l’esposizione alla BSE”. In quel tragico giorno il mondo ha appreso il nome di una nuova malattia: “nuova variante CJD”, o “BSE umana”. Le conseguenze non si fecero attendere…
Nello stesso mese di marzo del 1996, se non sbaglio, l’Unione Europea bloccò tutte le importazioni di carni provenienti dall’Inghilterra.
Si, impose il divieto che rimase per tre anni, fino al 1999 e questo nonostante il primo ministro John Major dichiarò che in realtà la decisione fosse una ritorsione che rientrava in una sorta di “guerra della carne” e pronosticando che il divieto imposto dell’Unione europea sarebbe stato revocato in breve tempo.
Invece l’Europa, capisce di essere vulnerabile e si muove. Vengono introdotti i passaporti bovini e poi l’obbligo di tracciabilità delle carni bovine.
Nonostante tutto questo la marea che sta montando ci sommergerà tutti. Nel frattempo, tornando all’Inghilterra, secondo il Ministero britannico dell’agricoltura, più di 4 milioni di capi di bestiame sono stati eliminati, inceneriti, bruciati. La maggior parte dei bovini fu eliminata semplicemente perché ritenuti abbastanza grandi da ospitare plausibilmente l’agente patogeno. Ma diversi esperti sostengono che negli anni precedenti molti animali macellati che non manifestavano sintomi potevano comunque essere portatori del prione ma che la malattia ancora non si manifestasse. La fobia dei cittadini resta altissima, il settore delle carni è completamente fallito. Il Ministero dell’Agricoltura stimò un costo totale di oltre 7 miliardi di euro. Anche l’introduzione di analisi sistematiche alla macellazione non tranquillizzò l’opinione pubblica, ma del resto i morti a causa della nuova variante aumentavano costantemente. Addirittura, fu colpito un vegetariano…
Purtroppo fu molto sfortunato, assimilò il prione attraverso prodotti a base di carne bovina prima di diventare vegetariano, quindi qualche anno prima. Il suo fu u n caso molto importante perché fu una sentenza a decretare che la morte era a causa della BSE. Purtroppo emerse che negli hamburger potevano finire anche parti meno nobili oltre alla carne quali frattaglie e cervello… in bassa percentuale ma determinante per il passaggio del prione. Da questo episodio molte persone nella popolazione si resero conto che avrebbero potuto essere già malate senza saperlo. Una malattia a orologeria di cui non si conosce il countdown. Quanti potevano essere già colpiti dal prione senza saperlo? Secondo alcune stime, tre agricoltori britannici alla settimana si suicidano.
Proprio in quel periodo, nel 1997, Stanley Prusiner vinse il Nobel per aver scoperto la variante umana del morbo di Creuzfeld-Jakob. Ormai la comunità scientifica e concorde nel ritenere che variante della malattia di Creutzfeldt-Jakob possa essere correlata al consumo di carne bovina proveniente da animali affetti da encefalopatia spongiforme bovina.
In tutto questo però una buona notizia c’è: i casi di “mad cow”, di mucca pazza, diminuiscono. L’ondata sembra passata sugli animali sembra realmente passata. Iniziano a fare effetto i divieti di utilizzo di farine animali.
Nel resto d’Europa? Cosa accadeva?
come già detto intanto vennero bloccate le importazioni di carne da regno unito e introdussero nuovi obblighi di tracciabilità dei bovini vivi e delle carni bovine. Provvedimenti che sono tuttora in vigore. Oggi ogni pezzo di carne bovina in commercio deve essere accompagnato da informazioni precise del luogo di nascita, allevamento e macellazione del capo bovino da cui proviene.
Nonostante il blocco delle importazioni dal regno unito ad un certo punto emersero alcune notizie che sconvolsero l’opinione pubblica: nel luglio del 1997 vennero scoperti carichi illegali di carni britanniche vendute in Europa, in particolare in Francia e Germania. Questa cosa fece molto scalpore e accelerò l’emanazione dei provvedimenti legati alla tracciabilità delle carni ma di fatto la frittata era fatta. Tutti si chiedevano quanta carne potevamo aver consumato negli anni precedenti senza sapere che si trattava di carne inglese? Siamo anche noi sottoposti al rischio BSE? In più, in Inghilterra, il numero delle persone morte a causa della BSE continuava a crescere. La ricerca scientifica lavora a pieno ritmo per trovare test rapidi e capire meglio come avviene il contagio e la progressione della malattia. Si scopre così che una neonata nata da madre malata di vCjd è a sua volta affetta dal morbo e che le trasfusioni di sangue da soggetti infetti possa trasmettere il morbo. Niente di rassicurante in somma. Però il numero degli animali malati diminuisce, ma il numero delle persone colpite aumenta. L’Europa teme il contagio ma nel 1999 toglie il bando alle carni inglesi o meglio concede l’export per le carni, solo disossate e provenienti da animali allevati in allevamenti esenti da casi da almeno 8 anni. Germania e Francia però, precedentemente colpite da importazioni illegali, mantengono il divieto alimentando tensioni con il governo inglese. In questo momento si vede molto chiaramente come i politici siano presi tra due fuochi, cercare di rispondere all’opinione pubblica che si sente non sufficientemente tutelata ma contemporaneamente non mettere in ginocchio un settore economico importante come quello delle carni. L’Europa però non vuole fare lo stesso errore degli inglesi, non vuole cioè dare l’idea di sottovalutare il pericolo e impone test alla macellazione per tutti i bovini oltre i 30 mesi, vieta il consumo delle parti a maggior rischio e anche della carne con osso.
Con l’introduzione dei test a tappeto cominciarono ad emergere casi di animali infetti un po’ in tutta Europa. La Francia fu la nazione più colpita. L’Italia fu una delle nazioni con meno casi ma anche noi abbiamo avuto il nostro dramma. La Prima vacca con BSE Italia è la famosa 103 di Pontevico nel gennaio 2001. La notizia del riscontro di una carcassa di un animale infetto ebbe un certo impatto, i media ci sguazzavano e a poco servirono le dichiarazioni di ministri e politici per cercare di tranquillizzare i consumatori. Come prima in Inghilterra e poi nel resto d’Europa, anche in Italia, il mercato delle carni fu messo in ginocchio.
Per questioni di sicurezza erano state bannate dal commercio tutte parti dell’animale a contatto diretto con materiale cerebrale (incluse le vertebre), insieme ad alcune frattaglie come intestino compresa la Fiorentina. In Italia furono parecchie le polemiche addirittura ci fù il funerale con tomba ed epitaffio che recitava “Ridotta invalida preferì la morte, in memoria della bistecca alla fiorentina scomparsa prematuramente il 31 marzo 2001”. la fiorentina però fu riammessa molto prima… resuscitò nel 2005 In quel momento questi divieti furono dovuti alle richieste dell’opinione pubblica. In ogni caso i divieti di mangiare certi alimenti sono rimasti fino ad aver avuto la totale sicurezza che prioni non fossero più in giro. Diversi prodotti tipici come la trippa subirono un duro colpo a causa della paura mediatica. Per esempio, La Pajata “ufficialmente” fu reintrodotta solo nel 2014.
Quindi, analisi a tappeto e divieto di consumo di alcuni alimenti hanno consentito di proteggerci da possibili diffusioni incontrollate di prioni? SI e NO. La vera fortuna è che il fenomeno è stato abbastanza ristretto al regno unito. Il numero dei capi infetti nel resto d’Europa fu relativamente basso. In Inghilterra i casi totali furono oltre 180.000 e, se togliamo l’Irlanda che ne segnalo 1.650 i paesi con più casi furono il portogallo e la Francia (con circa 1000 casi) seguiti dalla Spagna (con circa 800 casi) e da Svizzera e Germania (con circa 400 casi per entrambe). In Italia le carcasse positive alla BSE furono solo 144. Le persone complessivamente colpite dalla variante furono 178 in Inghilterra, 29 in Francia che furono le nazioni più colpite. L’Italia registrò complessivamente 3 decessi. Col senno di poi possiamo affermare che quello che avvenne in Inghilterra non capitò nel resto del mondo o almeno non capitò con la stessa incidenza. L’inchiesta che venne svolta mostrò chiaramente come il governo inglese ei suoi consulenti scientifici avessero gestito male l’emergenza. Nonostante le buone intenzioni, la mancanza di trasparenza, il ritardo nell’intraprendere azioni efficaci e il desiderio di non reagire in modo eccessivo per non provocare allarmismi hanno contribuito a far fallire la gestione della situazione. Il fattore che più contribuì alla difficile gestione della crisi è un relativamente lungo tempo di incubazione; l’ondata della variante nell’uomo inizio nel 1995 quasi dieci anni dopo la morte della vaca 133 nel Sussex, il primo caso ufficiale di BSE. Quindi il picco dei casi di variante umana è arrivato quando in pratica gli animali non erano più colpiti. Questo ritardo nel manifestare i sintomi fece pensare inizialmente che il prione non potesse passare all’uomo e questo contribuì ad un ritardo significativo nelle azioni di tutela. La crisi è stata esacerbata da ritardi, burocrazia e mancanza di rigore da parte dei funzionari nel considerare come mettere in pratica la politica. Inoltre, la rassicurazione irremovibile sulla sicurezza della carne è stata considerata un errore significativo, che ha minato la fiducia del pubblico.
Forse l’esempio dell’Inghilterra ha salvato il resto d’Europa che ha bloccato per tempo farine animali e consumo di carni sospette. Cosa ci rimane da questa esperienza?
Tutta l’attuale impostazione normativa sulla sicurezza alimentare. Nel 2002 l’Unione Europea introduce il “principio di precauzione” come fondamento per la sicurezza alimentare ovvero anche in caso di informazioni scientifiche non complete se c’è il sospetto che possa esserci un danno per il consumatore si possono attivare restrizioni e blocchi al commercio e alle produzioni.

 

 

 

 

SITOGRAFIA e FONTI

https://www.cbsnews.com/news/chronology-of-mad-cow-crisis/

https://ec.europa.eu/research-and-innovation/en/horizon-magazine/mad-cow-disease-crisis-how-europes-health-research-came-age

https://edmontonjournal.com/news/local-news/a-brief-history-of-mad-cow-disease

https://www.irta.cat/en/scientists-reveal-the-possible-origin-of-the-mad-cow-disease/

https://edition.cnn.com/2013/07/02/health/mad-cow-disease-fast-facts/index.html

https://www.reuters.com/article/us-madcow-humans-idUKBRE83N1HL20120425

https://www.reuters.com/article/us-italy-mad-cow-idINTRE59M2V920091023

https://www.centerforfoodsafety.org/issues/1040/mad-cow-disease/timeline-mad-cow-disease-outbreaks

https://www.newscientist.com/article/dn91-bse-disaster-the-history/

https://www.efsa.europa.eu/en/topics/topic/bovine-spongiform-encephalopathy-bse

https://www.efsa.europa.eu/en/microstrategy/cattle-bse

https://www.salute.gov.it/portale/sanitaAnimale/dettaglioContenutiSanitaAnimale.jsp?id=224&lingua=italiano&tab=3 

https://www.pnas.org/doi/abs/10.1073/pnas.1915737116

https://veterinariaalimenti.sanita.marche.it/Articoli/category/encefalopatia-spongiforme-bovina/bse-ancora-un-rischio-per-la-salute-umana

https://www.epicentro.iss.it/bse/

https://www.repubblica.it/online/cronaca/muccaotto/cronvec/cronvec.html

https://www1.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/2001/01/13/Altro/MUCCA-PAZZA-PRIMO-CASO-NEL-1985-ECCO-LA-CRONISTORIA-BSE_191600.php

https://navigator.health.org.uk/theme/bse-outbreak-inquiry-report